Somministrazione illecita quando il fine è eludere il contratto collettivo

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A parere dell’Ispettorato nazionale del lavoro l’assenza dei requisiti di legge previsti su appalti e somministrazione è un elemento sintomatico della natura fraudolenta della somministrazione dei lavoratori, in quanto indicatore della volontà dell’impresa di eludere la normativa inderogabile di legge o il contratto collettivo.

Il reato di somministrazione fraudolenta, già prevista dal Dlgs 276/2003 (Legge Biagi) è stato di recente reintrodotto nel nostro ordinamento dalla L. 96/2018 dopo essere stato abrogato per un breve periodo dal D.lgs 81/2015.

La circolare 3/2019 dell’Ispettorato nazionale del Lavoro chiarisce che, il reato si consuma quando la somministrazione di lavoro viene utilizzata con il fine specifico di eludere l’applicazione di contratti collettivi o di norme inderogabili.

Trattandosi di reato permanente (ossia di reato la cui offesa si protrae nel tempo), troverà applicazione solo per le condotte messe in atto dal 12 agosto 2018 in poi (giorno di entrata in vigore della legge), mentre per condotte che abbiano avuto inizio e fine prima del 12 agosto si applicherà il regime sanzionatorio precedente.

Nei casi di appalti illeciti (ossia quando non vi siano le condizioni di legge per la configurazione di un appalto genuino) si avrà integrata la fattispecie di somministrazione fraudolenta quando il committente consegua un vantaggio consistente ossia benefici di risparmi effettivi sul costo del personale derivante dall’applicazione del Ccnl dell’appaltatore.

Fattore rilevante e di discrimine, per valutare la presenza di una somministrazione illecita, è la situazione finanziaria della società. Potrà, infatti, avere un peso rilevante, l’incapacità della società di poter sostenere il costo del personale previsto dall’applicazione del proprio contratto collettivo.

Anche nel caso in cui via sia l’intervento di un’agenzia per il lavoro, o in caso di distacchi del personale può configurarsi una situazione di somministrazione fraudolenta. E’ il caso, ad esempio, dell’azienda che licenzia un proprio dipendente per riutilizzato tramite un’agenzia di somministrazione di lavoro, beneficiando così di consistenti vantaggi retributivi e contributivi.

Altro caso che può configurare tale fattispecie di reato si ha allorquando un datore di lavoro utilizzi, in accordo con un’agenzia per il lavoro, come lavoratori somministrati a termine, gli stessi soggetti già assunti da un’altra agenzia allo scopo di vedersi “azzerare” il computo dell’anzianità lavorativa e riprendere una nuova missione.

Infine, si ravvisa una finalità fraudolenta anche quando un datore di lavoro utilizzi, con contratto di somministrazione a termine, nei periodi tra un contratto a termine ed un altro, gli stessi soggetti già assunti direttamente a tempo determinato.