Smart Working: il datore di lavoro può controllare i propri lavoratori?

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Il ricorso allo smart working, dovuto alla necessità di rivedere le modalità di lavoro a causa dell’emergenza Covid-19, pone alcuni interrogativi, primo fra tutti, quello del controllo da parte del datore di lavoro dei propri smart workers.

Anche nel caso del lavoro agile il punto di partenza è rappresentato dall’art. 4 dello Statuto dei lavoratori che vieta il mero controllo a distanza dei lavoratori se non in presenza di determinate e giustificate motivazioni.

Altra normativa di riferimento, che rimanda comunque all’articolo sopra citato, è l’art. 21 della legge sul lavoro agile che stabilisce l’obbligo di siglare un accordo con i lavoratori relativamente alle modalità di lavoro disciplinando anche l’esercizio del potere di controllo del datore di lavoro sulla prestazione resa dal lavoratore all’esterno dei locali aziendali nel rispetto di quanto disposto dall’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori.

I giustificati motivi che secondo lo Statuto dei lavoratori possono legittimare un simil controllo sono rappresentati da: esigenze organizzative e produttive; sicurezza del lavoro; tutela del patrimonio aziendale.

Il controllo quindi eseguito in tali circostanze e previo accordo con le rappresentanze sindacali o apposita autorizzazione all’ispettorato del lavoro territorialmente competente risulterebbe lecito, pertanto sarebbe possibile per il datore di lavoro controllare lo smart worker ed anche utilizzare le informazioni raccolte per applicare sanzioni disciplinari.

Il controllo, non deve però, essere sproporzionato e continuo eliminando ogni spazio di riservatezza del lavoratore.

Un ulteriore aspetto da non trascurare è la potenzialità del controllo. Ossia anche laddove il datore di lavoro non abbia alcuna intenzione di controllare il dipendente ma ne ha la possibilità egli è comunque tenuto al rispetto di quanto sopra indicato.

Il piu volte citato statuto dei lavoratori cosi come confermato dall’ITL e dall’Autorità Garante Privacy (provv. 479 del 16 dicembre 2017) prevede che le autorizzazioni di cui sopra non siano necessarie solamente per gli strumenti necessari ed indispensabili a rendere la prestazione lavorativa. Tale disposizione crea non pochi dubbi ed interrogativi in quanto il pc utilizzato dal lavoratore è uno strumento necessario per rendere la prestazione lavorativa ma su di esso possono esservi poi installati software o applicativi in grado di eseguire un vero e proprio monitoraggio che nulla ha che vedere con quanto di necessario per eseguire la prestazione di lavoro. I software di monitorggio, filatraggio, controllo che lavorano in background ossia in modalità non visibile e del tutto indipendente dall’attività dell’utilizzatore non possono essere considerati strumenti necessari per rendere la prestazione di lavoro.

Software o applicativi necessari per poter eseguire le proprie mansioni sono solamente quelli strettamente funzionali alla prestazione lavorativa stessa (es. un applicativo necessario è rappresentato dalla posta elettronica e dall’attribuzione al lavoratore di un account personale di posta elettronica aziendale, altro strumento indispensabile per rendere la prestazione di lavoro può essere costituito dalla rete internet aziendale). Vi rientrano altresì i sistemi e le misure che consentono il normale funzionamento di tali strumenti quali ad esempio i sistemi di logging per il corretto esercizio del servizio di posta elettronica, sistemi di filtraggio anti-virus, sistemi di blocco ad esempio di navigazioni su siti non autorizzati o contrari al buon costume.

Il datore di lavoro è tenuto ad informare il datore di lavoro dell’esecuzione di tali controlli e delle modalità di effettuazione degli stessi e deve attenersi a quanto previsto in materia di protezione dei dati personali.

L’utilizzo di determinati (es. software di monitoraggio di vario genere) seppure giustificate da motivate esigenze se attuato non rispettando quanto previsto dall’ art. 4, comma 1 dello Statuto dei lavoratori può essere considerato illecito.

E’ quindi importante, effettuare un’attenta analisi degli strumenti utilizzati, delle modalità con cui vengono utilizzati e le finalità che tali strumenti hanno l’obiettivo di perseguire onde evitare pesanti sanzioni.