Nomina Revisore ed Organo di Controllo rinviata al 2022 ma quali conseguenze Imprese e Professionisti?

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Il decreto Rilancio rinvia al 2022 l’obbligo di nomina del revisore, o dell’organo di controllo, nelle S.r.l. e nelle società cooperative.

L’art. 51-bis, anche al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure per la prevenzione e il contenimento dell’emergenza epidemiologica, rinvia all’approvazione dei bilanci 2021, la nomina di revisori ed organi di controllo in ottemperanza a quanto previsto dall’art. 2477 c.c..

Si rammenta, infatti, che la norma inizialmente prevedeva la nomina di tali organi entro il 16 dicembre 2019, poi prorogata all’approvazione dei bilanci 2019 e quindi al 2020, in tutte le società che superavano per due esercizi consecutivi determinati parametri quantitativi in relazioni a ricavi, attivo e dipendenti.

Nello specifico, a seguito delle modifiche intervenute nel corso dello scorso anno, erano tenute alla nomina le imprese che superavano per due esercizi consecutivi almeno uno dei seguenti parametri:

  • totale attivo dello stato patrimoniale pari a 4 milioni di euro
  • ricavi delle vendite e delle prestazioni pari a 4 milioni di euro
  • numero dipendenti medi occupati durante l’esercizio pari a 20 unità

La modifica del termine entro cui provvedere alla nomina, operato dalla L. 8/2020 di conversione del decreto Milleproroghe (D.L. 162/2019), ha creato una notevole situazione di disparità di trattamento tra quelle imprese che diligentemente avevano provveduto alla nomina come previsto dalle disposizioni di legge e tra coloro che, in violazione dell’obbligo di legge, non vi avevano provveduto.

Quali sono quindi le conseguenze per le imprese che hanno nominato revisori ed organi di controllo?

Una prima linea interpretativa vede nella modifica operata dalla L. 8/2020 una giusta causa di risoluzione dell’incarico in quanto l’obbligo di nomina slittando all’esercizio successivo fa venir meno, non per colpa dell’impresa, l’elemento che rende necessaria la nomina degli organi di controllo.

Una seconda linea di interpretazione vede nella norma una certa flessiblità ritenendo che chi ha prontamente provveduto alla nomina nel 2019 (circa il 20% delle imprese) ha correttamente considerato l’esercizio 2017/2018 e quindi la modifica normativa non può costituire una giusta causa di revoca dell’incarico conferito al professionista.

Interpretazioni opposte rese ancora più nebulose dal problema del c.d. cooling-off ossia dal fatto che, a norma art. 8 del D.M. n. 261/2012 , la società può rinominare il medesimo revisore solamente una volta che siano trascorsi 12 mesi dalla risoluzione dell’incarico professionale.

A cercare di fare chiarezza interviene Assirevi (Associazione Italiana delle Società di Revisione Legale) la quale ha fornito una più chiara interpretazione del D.M n.261/2012 relativamente alla risoluzione del rapporto con il revisore.

Assirevi ha ritenuto possibile la successiva rinomina dello stesso professionista anche laddove non sia trascorso il termine di 12 mesi previsto dal decreto ministeriale laddove la risoluzione sia consensuale.

Infatti il D.M n.261/2012 impone il divieto di rinominare il medesimo professionista laddove non sia trascorso il termine di 12 mesi dalla risoluzione dell’incarico qualora essa sia conseguenza di una revoca da parte dell’impresa o delle dimissioni del revisore. Non è previsto un simile divieto laddove la risoluzione sia consensuale.

Tali avvenimenti hanno poi comportato anche una serie di ulteriori adempimenti da un considerevole scambio di corrispondenza fra professionista ed impresa per arrivare al bandolo della matassa, alla celebrazione dell’assemblea per ratificare la risoluzione consensuale del rapporto e la conseguente comunicazione di decadenza al MEF. Successivamente all’approvazione del bilancio 2019 poi, se sussistenti i parametri, l’azienda avrebbe dovuto provvedere alla rinomina del revisore il quale poi avrebbe dovuto nuovamente comunicare la propria nomina al MEF.

La complessa, incerta e nebulosa situazione viene quindi chiarita solo parzialmente.

Rimangono dubbi e perplessità sulle conseguenze per le imprese che, rispettose delle normative di legge, hanno già nominato il revisore.

Fermo restando che a seguito dello slittamento dell’obbligo di nomina al 2022 il termine di 12 mesi è quasi sempre rispettato, quale strada percorrere? Risoluzione consensuale, revoca, o dimissioni?

Le modifiche di cui all’art. 2477 c.c. riguarda solo le nuove nomine o coinvolge anche le precedenti?

Le Srl che hanno provveduto alla nomina ante riforma per superamento dei parametri sopra indicati e che hanno i revisori in scadenza come devono comportarsi? Possono attendere il 2022 e quindi di fatto rimanere sprovviste degli organi di controllo per i prossimi due bilanci?

Dall’altro, nel caso in cui vi sia una risoluzione consensuale, il professionista può andare incontro a conseguenze e responsabilità, ad esempio per mancato controllo, nell’eventualità in cui l’impresa dovesse andare in default?

Sono ancora molti gli aspetti da chiarire e che rendono urgente un intervento chiarificatore da parte del legislatore che si si auspica arrivi quanto prima.

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