Quando il contagio da Covid-19 è considerato infortunio sul lavoro?

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L’INAIL ha emanato la Circolare n.13 del 3 aprile 2020 con la quale ha diffuso le prime disposizioni relative alla trattazione dei casi di COVID-19 contratti per cause di lavoro con riferimento ai soggetti indicati come assicurati dal T.U. INAIL e dal D. Lgs. n. 38/2000.

Sono quindi esclusi ad esempio,  titolari di impresa non artigiana, i professionisti iscritti agli albi, i giornalisti, i volontari ed altre categorie particolari.

Occorre innanzitutto premettere che un accadimento per considerarsi infortunio sul lavoro devono contemporaneamente possedere tre elementi:

  • la causa violenta
  • la lesione (modifica in senso degenerativo che il corpo subisce a causa dell’evento)
  • l’occasione di lavoro (professionalità dell’azione che si compie nel momento in cui avviene l’infortunio compreso gli eventi in itinere)

L’assenza di anche uno solo degli elementi sopra indicati comporta la qualificazione dell’infortunio avvenuto sul lavoro come una “comune malattia”.

Il contagio da Coronavirus non è equiparabile ad una malattia professionale ma ad una malattia-infortunio ossia quegli eventi che si verificano a causa della esposizione professionale a fattori virali.

In sostanza si è esteso al Coronavirus una tutela già esistente per altre patologie di origine virale, cosa che permetterà una più rapida erogazione delle prestazioni ai lavoratori colpiti con il fine di ridurre al minimo le situazioni di dubbia interpretazione.

La comunicazione/denuncia a cui sono tenuti i datori di lavoro in caso di infortunio dovrà nelle ipotesi di contagio da Covid-19 essere corredata anche da documentazione a dimostrazione del fatto che il virus sia stato effettivamente contratto in quanto la lesione deve essere stata clinicamente accertata a seguito di accertamenti diagnostici.

L’evidenza clinica della presenza del virus da quindi diritto alla tutela infortunistica anche nei casi in cui sia obbligatoria la quarantena.

La tutela assicurativa agisce in caso di morte a seguito di contagio e, ricorrendone le condizioni, potrà essere erogata la rendita ai superstiti nonché tutte le altre prestazioni previste dalla norma.

Per contro l’assenza di tale evidenza porta alla qualificazione l’evento come malattia comune.