Cambiano le autocertificazioni, obbligatorio indicare quarantena o positività al Covid-19

601 Views

L’art. 1, comma 1, lett. c) del D.P.C.M. 8 marzo 2020 reca un divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus “COVID-19”.

Come noto, in caso di spostamenti, che devono sempre essere giustificati da comprovate esigenze lavorative, stato di necessita, motivi di saluti o di rientro nella propria abitazione, è obbligatorio per il cittadino compilare una autocertificazione in cui deve dichiarare la motivazione del proprio spostamento.

Nonostante l’introduzione di tale procedura vi sono state numerose violazioni al divieto di cui all’art.1 comma 1 lett. c) del decreto sopra citato che hanno portato il Ministero dell’Interno ad introdurre una ulteriore voce nel modulo di autodichiarazione utilizzato sino ad oggi.

Il nuovo modello, disponibile sul sito del ministero e scaricabile al link in fondo all’articolo, introduce infatti, l’obbligo per il cittadino di autodichiarare di non essere sottoposto a quarantena e di non essere risultato positivo al virus.

E’ inoltre previsto che l’operatore di polizia, previa identificazione del dichiarante, controfirmi l’autodichiarazione, attestando che essa viene resa in sua presenza.  In questo modo non occorrerà più allegare all’autodichiarazione una fotocopia del proprio documento di identità.

Il modulo deve essere compilato e portato con sé durante gli spostamenti. Se non si ha la possibilità di stamparlo può essere trascritto a mano. Non sono accettate autodichiarazioni in formato elettronico, in quanto non risulterebbe possibile la sottoscrizione da parte dell’operatore di polizia.

Si ricorda che, in caso di falsa dichiarazione, si incorre nella commissione di due reati penali: falsa dichiarazione a pubblico ufficiale (art. 495 cp) punibile con la reclusione da uno a sei anni ed inosservanza di un provvedimento di un’autorità (art. 650 cp) punibile con la pena dell’arresto fino a 3 mesi o con l’ammenda fino a 206 euro, salvo che il fatto non costituisca più grave reato.

Reato più grave può ravvisarsi nell’ipotesi di cui all’art. 452 del codice penale che punisce i delitti colposi contro la salute pubblica punibile con la reclusione da 6 mesi a 12 anni.

Si rammenta infine che l’ammenda di cui all’art. 650 cp non è una sanzione amministrativa (meglio nota come “multa”) ma trattasi di una sanzione penale e, come tale, viene iscritta nel casellario giudiziario “macchiando la fedina penale”.

L’ irrogazione di tale sanzione darà quindi vita ad un procedimento penale vero e proprio.

L’unico strumento che potrebbe consentire di porre rimedio al reato commesso e quindi di ripulire la fedina penale estinguendo il reato è rappresentato dalla c.d.oblazione (art.162 bis cp), richiesta che rimane comunque soggetta alla valutazione del giudice il quale con ordinanza potrebbe anche respingere tale richiesta, avuto riguardo alla gravità del fatto.

Clicca qui per scaricare il nuovo modulo di autocertificazione: https://www.conflavoro.re.it/wp-content/uploads/2020/03/modulo-autodichiarazione-17.3.2020.pdf