Il 16 maggio stop a clemenza su sanzioni privacy

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Termina il periodo transitorio di otto mesi dall’entrata in vigore del decreto legislativo italiano di armonizzazione del Regolamento UE 2016/679.

Dal prossimo 16 maggio quindi, pur in una situazione ancora lacunosa e fumosa, le sanzioni per i trasgressori saranno pesanti.

Il Regolamento è basato su principi di responsabilizzazione, autoregolamentazione ed autovalutazione del titolare e, volutamente a maglie larghe, al fine di renderlo idoneo alle molteplici sfumature e casistiche, date soprattutto dall’era digitale che rende difficoltoso stabilire parametri tassativi e regole rigide. La mancanza di disposizioni rigide, chiare e tassative rende impossibile la corretta applicazione della normativa con il rischio di non riuscire a mettersi al riparo dalle sanzioni.

Con tale impostazione le imprese vengono giudicate ex post, sulla base di una disciplina con confini non definiti e forse per alcuni aspetti neppure così adatta all’attuale progresso tecnologico e al trattamento dei c.d. big data.

Il Regolamento UE ha tutta l’aria di un compromesso tra i colossi dell’informatica e di internet che, da sempre traggono i loro maggior proventi dallo smercio di dati, e i garanti della privacy europei.

Tutt’ora, seppure con maggior tutele e garanzie, essi continuano e gestire e sviluppare big data a vendere dati on line.

Per le piccole e medie imprese la normativa europea è apparsa in questo primo anno di applicazione una fonte di adempimenti, complessi, difficoltosi, onerosi, di intralcio alla normale attività d’impresa e, forse, in alcuni casi anche inutili.

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