Formazione, sgravi, giovani e startup: ecco cosa NON ci sarà nella legge di Bilancio

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DDL Bilancio in discussione nelle commissioni, respinti e accantonati numerosi emendamenti volti a incentivare le micro Pmi

Sono settimane frenetiche in vista della legge di Bilancio 2020, con il tessuto delle micro, piccole e medie imprese italiane alla finestra a guardare e a chiedere a gran voce un un maggiore sostegno allo sviluppo da parte dello Stato.E mentre l’impianto di base della legge è, chiaramente, già pronto, nelle commissioni preposte si votano – e si bocciano – decine e decine di emendamenti. E addirittura quelli proposti dalla maggioranza sono, in quantità numerosa, cassati dalla commissione Bilancio, nella fattispecie della Camera.

Gli emendamenti respinti

Sgravi, accesso al credito, welfare aziendale, imprese under 30, incentivi alle assunzioni: sono davvero molte le iniziative che non vedranno la luce. Ecco alcuni esempi. Caliendo (Forza Italia) proponeva l’estensione della deducibilità Imu ai professionisti: respinto. De Vecchis (Lega) puntava a far escludere dagli elementi che concorrono a formare il reddito di lavoro le somme erogate (fino a 10 mila euro per periodo di imposta) al dipendente affetto da patologie oncologiche o cronico-degenerative. Respinto. Ferrero (Lega) proponeva la possibilità di applicare anche per il biennio 2020-2021 il regime forfettario per chi, a partire dal 2019, nell’anno precedente non ha conseguito ricavi o percepito compensi superiori a 65 mila euro. Respinto. 

Gli emendamenti accantonati

Ma, come anticipato, anche alcuni interessanti emendamenti della maggioranza sono stati, se non respinti, accantonati dalla commissione Bilancio della Camera. Cambia la forma, ma non la sostanza e cioè, almeno in queste modalità, non se ne farà nulla. Vediamone alcuni. Ferrari (PD) proponeva alcune misure volte a sostenere l’accesso al credito per le Pmi e, in questa ottica, chiedeva un incremento di 100 milioni per il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Comincini (Italia Viva) proponeva l’estensione del credito d’imposta per la formazione 4.0 anche alle microimprese. Chiedeva inoltre l’ammissione, tra le spese di formazione ammesse per le microimprese, anche di quelle sostenute dai titolari fino a 7 mila euro per impresa e per un biennio. Doppio no, infine, a Manca (PD). Proponeva l’introduzione dello sgravio contributivo totale per i primi tre anni di contratto di apprendistato per le assunzioni effettuate da parte dei datori di lavoro che hanno fino a 9 dipendenti. E, sempre per le microimprese fino a 9 dipendenti, chiedeva l’estensione del credito d’imposta per la formazione 4.0. Adesso, salvo disdette, sarà la commissione Bilancio del Senato a votare gli emendamenti accantonati al DDL Bilancio 2020. Convocazioni per oggi (2  dicembre) alle 18 e alle 20.30 e martedì 3 dicembre alle 9.30 e alle 15

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