Coronavirus, cosa devono fare imprese e lavoratori

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Alla luce del Dpcm 8 marzo 2020 che rafforza le misure volte a contrastare e limitare la diffusione del Covid-19 e delle notizie delle ultime ore legate agli sviluppi derivanti dall’applicazione di tali disposizioni, forniamo alcune informazioni e chiarimenti in merito al fine di agevolare la comprensione di tali misure da parte delle imprese che si trovano a dover fronteggiare tale emergenza.

E’ stato confermato che le comprovate esigenze lavorative a giustificazione dell’entrata ed uscita da un differente comune e/o provincia o addirittura da differenti regioni devono essere attestate da una copia della busta paga o da una dichiarazione dell’azienda in cui è indicato che tale soggetto si deve necessariamente recare al lavoro.

Allo stesso modo l’assenza del lavoratore dovuta alla messa in quarantena deve essere attestata da idoneo certificato medico per far si che l’impresa possa qualificare tale assenza come giustificata. In questo caso il lavoratore è da considerarsi come sottoposto a trattamento sanitario e come tale l’assenza deve essere regolata secondo le previsioni di legge e contrattuali che riguardano l’assenza per malattia con le conseguenti tutele per la salute e la garanzia del posto di lavoro.

Laddove non ci si rechi a lavoro per paura di essere contagiati si realizzerà un’assenza ingiustificata che può legittimare l’azienda a prendere provvedimenti disciplinari compreso il licenziamento.

Nel caso in cui però ci si trovi in zone ad alto rischio di esposizione al virus il lavoratore può rifiutare la prestazione lavorativa. In questo caso egli non potrà essere sanzionato da un punto di vista disciplinare e avrà comunque diritto alla retribuzione. L’art. 2087 del c.c. legittima infatti i lavoratori a non eseguire la prestazione se non garantisce salute e sicurezza sul lavoro, conservando il diritto alla retribuzione.

Laddove possibile è fortemente consigliata l’attivazione di modalità di lavoro smart o di telelavoro nonché la promozione da parte del datore di lavoro di congedi parentali, permessi e ferie in accordo con i lavoratori.

Il diritto alle ferie sancito dall’art.2109 c.c. tutela sia le esigenze del lavoratore che quelle dell’impresa. fatto salvo quanto previsto dal CCNL applicato il datore di lavoro ha però il potere di disporre di ferie forzate secondo criteri di correttezza e buon senso e ciò anche prima dell’emergenza Coronavirus e delle disposizioni delle Autorità sulle misure di sicurezza da adottare per far fronte all’emergenza. Ne deriva pertanto che il datore di lavoro potrebbe anche forzare il proprio personale ad andare in ferie.

Laddove non sia possibile adottare le misure di cui sopra per poter assicurare la continuità aziendale è necessario

  • assicurare che tra il personale aziendale intercorra almeno un metro 
  • evitare assembramenti di persone
  • assicurare che la distanza di almeno un metro sia garantita anche fra l’operatore aziendale ed eventuale personale esterno (es. clienti e altri utenti)
  • se necessario rivedere la logistica dei locali per assicurare le distanze minime di sicurezza e ed evitare raggruppamenti numerosi di persone
  • effettuare riunioni in collegamento da remoto (o se ciò non è possibile assicurando la distanza di sicurezza e limitando il numero dei partecipanti)
  • limitare l’accesso al pubblico / personale esterno
  • se possibile favorire la turnazione del personale aziendale
  • areare i locali
  • non bere dal bicchiere o bottiglia di altri
  • lavarsi frequentemente le mani e mettere a disposizione del personale soluzioni idroalcoliche
  • fare attenzione nell’utilizzo di carta igienica e carta asciugatutto laddove non vi siano dispender erogatori monopezzo 
  • non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani se non prima accuratamente lavate
  • non sternutire o tossire senza aver coperto naso e bocca con un fazzoletto e/o con il gomito
  • pulire le superfici con soluzioni a base di Alcol o cloro
  • munire di mascherine il personale che ha contatto con gli esterni (es. autisti, magazzinieri, commesse ecc…) ed invitarli a mantenere le distanze di sicurezza
  • non recarsi al lavoro se si presentano sintomi e chiudersi in una stanza senza un contatto diretto con i propri cari
  • limitarsi al tragitto casa-lavoro e agli spostamenti strettamente necessari (es. spesa, farmacia, visite mediche ecc…) evitando ogni spostamento superfluo sia all’interno che all’esterno delle zone a rischio

Laddove il datore di lavoro non sia in grado di garantire le misure di sicurezza di cui sopra (es. per la tipologia di struttura, per la tipologia di attività svolta ecc…) dovrebbe sospendere l’attività.

Cosa succede in caso di stop dell’attività aziendale? In tal caso la situazione è assimilabile alla mancata prestazione che non è imputabile all’azienda e neppure al lavoratore. Quindi l’azienda non è tenuta a retribuire i lavoratori le cui assenze, tuttavia, non sono sanzionabili dal punto di visita disciplinare. In questi casi resta salva la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione ordinaria o se prevista alla straordinaria.

Teniamo a ribadire che è fondamentale attenersi alle disposizioni impartite dalle Autorità.