Aumenta l’Export dei prodotti made in “Reggio Emilia”

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Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio sui dati diffusi dall’Istatcresce l’Export nella nostra provincia, ma l’aumento è lieve. 

Nei primi nove mesi dell’anno le vendite reggiane all’estero hanno raggiunto quasi gli 8,1 miliardi, ma l’incremento percentuale è stato solo dello 0,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. 

Nonostante ciò, la nostra provincia si colloca ancora all’11° posto della graduatoria delle province italiane per valore delle esportazioni.


Di segno opposto le importazioni che, fra gennaio e settembre 2019 evidenziano una flessione dell’1,6% rispetto all’analogo periodo del 2018 (3,2 miliardi).

L’analisi condotta ha evidenziato un forte calo della metalmeccanica ed un moderato calo dei comparti ceramico, elettrico ed elettronico, gomma-plastica. In crescita invece moda (+5,4%) e agroalimentare (+2,9%).

A contribuire alla crescita dell’export anche le vendite di sostanze e prodotti chimici – che hanno superato i 180,3 milioni (+5%) – e le vendite di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+10,2%).
 
Relativamente ai Paesi di destinazione delle merci “made in Reggio Emilia” – che hanno superato i 5,8 miliardi di euro (il 72% delle esportazioni reggiane dei primi sei mesi del 2019) a livello europeo la Germania, con oltre 1,1 miliardi di prodotti reggiani acquistati (valore in crescita dell’1,4%), rimane il principale acquirente, seguita dalla Francia.

Hanno registrato una crescita del 3,1% le esportazioni verso la UE a 28 Paesi e del 2,7% se si considerano quelli dell’Area euro.

Continuano a registrare andamenti positivi anche le esportazioni verso l’America che hanno raggiunto un incremento dell’1,7% rispetto al gennaio-settembre del 2018. La crescita è da attribuire principalmente al +2,7% delle vendite negli Stati Uniti verso i quali sono destinate quasi il 68% delle merci reggiane vendute in America.

Le vendite nel Continente Asiatico hanno invece registrato una diminuzione del 6,4% a fronte di un incremento delle importazioni di merce asiatiche del 5,5%.